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Basi dell'organizzazione

Mostra il tuo talento! Si, ma quale talento?

Spesso per capire argomenti apparentemente semplici mi piace partire dalla definizione, perché può aiutare a sbrogliare le prime matasse linguistiche.

Cos’è un talento?

Il dizionario Treccani riporta:

per evoluzione semantica dovuta alla nota «parabola dei talenti» (Matteo 25), nella quale i talenti affidati dal signore ai suoi servi sono simbolo dei doni dati da Dio all’uomo

Il dizionario poi passa alle due accezioni di talento:

  1. Volontà, voglia, desiderio e disposizione d’animo, inclinazione;
  1. Ingegno, predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti, spec. in quanto naturali e intese a particolari attività

La seconda accezione è quella che mi risuona di più, quella più utilizzata. Quella della quale vorrei parlarti.

Sembra semplice notare i talenti negli altri, almeno per me lo è sempre stato. Guardavo gli altri e riconoscevo le loro doti musicali e/o canore, doti atletiche, doti intellettuali, artistiche e culinarie e così via.

L’osservare gli altri ovviamente mi ha sempre distolto dalla ricerca dei miei talenti. Soprattutto perché, come specifica proprio il dizionario, i talenti sono da intendere in quanto naturali, quindi innati. O nasci con un talento o no, punto nient’altro da aggiungere.

Eppure io sono sempre stata certa di non possedere nessun talento naturale. Ho impiegato 38 anni della mia vita a capirlo, mi sono sentita vuota, e spesso quasi inutile. Non sapevo come potermi esprimere senza un vero talento, quale fosse la mia utilità.

E questo mi ha destabilizzata al punto da non sapere quale fosse il mio posto nel mondo.

E se fino a prima dell’avvento dei social media mi limitavo ad ammirare i talenti delle persone che mi circondavano, il post social è stato devastante perché sono riuscita a scoprire “talenti” (ammettiamo a volte assurdi) di persone dall’altra parte del mondo.. Il risultato? Amplificazione del senso di inadeguatezza e la voglia di scalare sempre di più, la voglia di dover sempre raggiungere la vetta per poter dimostrare che un talento lo avevo anche io. Che potevo ricoprire il mio posto nel mondo.

Si, ma quale talento?

Qualcuna ha visto un talento nelle mie capacità digitali, altri in cucina, altri nel mio modo di avere visioni di business dove gli altri vedo poche possibilità di evoluzione, o quello dell’organizzazione. Eppure io questi non li sento, non li vivo come talenti, anzi li vivo come competenze acquisite nel tempo, risultati di fallimenti, di sconfitte e riconquiste. Ho sbagliato e ad ogni errore imparavo nuove possibilità, nuove capacità, non nuovi talenti.

Poi mi sono fermata.

Mi sono messa in ascolto.

Ho iniziato ad osservare, non i social, da quelli per fortuna, mi sono disintossicata,,

Ho iniziato ad osservare i miei genitori, mio marito, i miei bambini, il vicino di casa, gli amici.

Ho scoperto, affascinata, che il mondo è normale, che tutti possiedono un piccolo talento.

Che poi normale cosa significa?

Volevo mostrare il mio talento, le mie abilità al mondo, volevo che fossero gli altri a riconoscere il mio “genio” in questa o in quella attività. E più ci provavo e più perdevo il focus.

Allora sono andata ancora più in profondità e mi sono chiesta:

“E se il mio ruolo del mondo non fosse quello di dover mostrare qualcosa a qualcuno, non è quello di diventare importante e cambiare il mondo. E se il mio talento fosse quello di rasserenare chi ho al mio fianco? E se il mio talento non lo dovessi mostrarlo sul luogo di lavoro facendo carriera? E se…? E se…?”

Quindi da una parte c’era il mondo, la società che ti chiede di essere sempre performante, ti chiede di essere sempre al top. La società, che poi è fatta di altri essere umani, innesca vere e proprie gare di talento (e no qui non mi riferisco ai talent show), ma gare più silenziose. Paragonando il tuo talento con quello di un’altra persona dall’altra parte del mondo, ti mostra il suo talento simile (o migliore, o forse semplicemente presentato meglio) e ti chiedi se sei unico, se il tuo talento ha senso, e se…, e se…

Non è semplice, ma arriverò dritta al punto e ti chiedo:

E se non avessi un talento specifico?

Sembra una domanda “marzulliana”, lo so.

Io non ho un talento specifico. Lo ammetto, o almeno nulla che mi possa far emergere nella normalità, nella quotidianità. Nulla che mi possa far diventare una grande star su un palcoscenico, o una scrittrice rinomata o una chef stellata.

E se quindi non ho un talento, qual è il mio ruolo nel mondo?

Altra domanda complessa alla quale non sarà semplice rispondere.

Il mio ruolo nel mondo è quello di avere un lavoro normale, una famiglia normale, amici normali, all’interno dei quali ogni tanto poter mostrare il mio talento naturale e normale. Senza dover per forza mostrare qualcosa a qualcuno.

Io non mi sento talentuosa, e mi ha fatto male per tanti anni, mi ha posto ora in una posizione di sfida alla ricerca spasmodica del mio talento e ora in una posizione di inferiorità nei confronti di persone con un talento naturale e innato. E il segreto è stato ridimensionare il tutto, tornare a me alle mie competenze acquisite in tanti anni e lasciar stare il talento

Cosa centra tutto questo con l’organizzazione?

Ci ho riflettutto, tanto, veramente tanto. E poi ho pensato che anche il non avere un talento innato, non essere super star o un influencer, non fanno di me una persona meno importante nel mio micro-mondo. Perché anche questa è organizzazione, un’organizzazione più grande alla quale io ho provato a ribellarmi tante volte perché non lo trovavo giusto.

Immagina per assurdo, un universo parallelo nel quale tutti sono super star, 6miliardi (circa) di essere umani che fanno la stessa cosa, non ci sono medici, non ci sono insegnanti, neanche psicologi, ingegneri, commesse, baristi, operai, meccanici, menti matematiche ecc. ecc.

Allora se stai leggendo questo articolo e ti senti perso/a perché pensi che tu non abbia un talento che ti ha reso famoso, se pensi che la tua carriera non ti serva a nulla, se guardi gli altri e li ammiri perché sembra che loro abbiano costruito più di te, grazie anche al loro talento;ti consolo, perché in realtà sei nel tuo posto nel mondo, il tuo posto nell’universo. E se pensi che il tuo lavoro, la tua visione non abbia nessun valore, ridimensiona il tutto a te stesso. Torna a te stesso.

Perché, talento o no, dovrai rendere conto solo ad una persona nella tua vita. A te stessa/o! E se fosse questo il primo talento da allenare?

Talento o non talento, sei speciale per quello che sei, l’organizzazione ti vede nel posto giusto adesso, domani non lo sappiamo.

Torna a te, riconosci i tuoi talenti, più o meno “galattici” e amali, ammirali e falli risplendere!

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