Qualche settimana fa ho preso in mano un albo illustrato per bambini. Si chiama Abbi Coraggio, di Britta Teckentrup. L’ho preso in prestito dalla biblioteca del mio paese, per i miei bambini e poi mi sono ritrovata a rileggere da sola, sul divano, con la sensazione netta che non fosse stato scritto per loro.
Era stato scritto per me.
O meglio — per chiunque si trovi in quel momento in cui sente di dover fare un passo e non riesce a muovere i piedi.
Ci tengo veramente che tu possa leggere questo articolo fino alla fine, ti chiedo solo pochi minuti:
Quando la paura prende la forma di un orso
Britta Teckentrup descrive la paura con un’immagine bellissima e precisa:
“Mi stringe nel suo morso quest’ansia che ha la forma di un gigantesco orso.”
Sì. Esatto così.
Non è una sensazione vaga, la paura. È concreta, fisica, pesante. Occupa spazio. Ti circonda. E la cosa più frustrante è che non ti permette né di andare avanti né di tornare indietro:
“E’ buio questo posto, non so che cosa fare: restare qui non posso, ma non so dove andare.”
Se hai mai vissuto un momento di transizione — un cambio di lavoro, l’inizio di un progetto, una scelta che aspettava da troppo tempo — sai esattamente di cosa sto parlando. Quel posto buio non è debolezza. È semplicemente il confine tra quello che conosci e quello che non conosci ancora.
Il problema non è stare in quel posto. Il problema è pensare che qualcosa non vada in te perché ci sei finita.
Il labirinto che costruiamo da soli
C’è un verso nel testo che mi ha colpita più degli altri:
“Davanti a me c’è il grigio sfocato e indistinto. Non trovo più la strada in questo labirinto.”
Il labirinto. Non la montagna, non il muro — il labirinto. Perché la paura non ci blocca davanti a un ostacolo netto: ci fa girare in tondo, ci confonde, ci fa perdere il senso della direzione. E più corriamo per uscirne, più ci perdiamo:
“Annaspo, farfuglio, barcollo, oscillo… indugio, tentenno, arranco, vacillo.”
Quell’elenco di verbi mi ha fatto ridere, e poi mi ha fatto riflettere. Quante volte ci siamo sentite esattamente così? Non bloccate del tutto, ma in un movimento caotico e improduttivo, senza direzione.
Corriamo. Ma non sappiamo dove stiamo andando. Consumiamo energia.
La svolta non è eliminare la paura
Ecco la parte che cambia tutto — e che, onestamente, nessuno ti dice quando parla di coraggio.
Nel racconto, la voce che aiuta la protagonista non dice “la paura non esiste” o “non devi sentirla”. Dice qualcosa di molto più saggio:
“Fidarsi di sé stessi fa crescere il coraggio. È come un grande faro: cammina nel suo raggio.”
Il coraggio non è l’assenza di paura. È la capacità di muoversi nonostante lei. È imparare a riconoscerla, darle un nome, e poi — ed è qui che il testo diventa davvero potente — tenerla per mano.
“Se ho la mia paura al fianco come amica sono forte e ho coraggio, non sento la fatica. La mia paura ha un nome, la tengo per la mano. Danziamo insieme, e in due andremo più lontano.”
Danzare con la paura. Non combatterla, non sconfiggerla — danzarci insieme.
Cosa significa nella pratica
Se sei in un momento di transizione — stai costruendo qualcosa di tuo, stai cambiando direzione, stai per fare un passo che ti spaventa — ti chiedo di fermarti un secondo.
La paura che senti non è un segnale che stai sbagliando. È un segnale che stai facendo qualcosa che conta.
Le cose che non ci spaventano per niente sono, di solito, quelle in cui non stiamo rischiando nulla. E senza rischio non c’è crescita, non c’è cambiamento, non c’è nessuna versione nuova di te che può emergere.
Darle un nome aiuta. Davvero. Invece di “ho paura”, prova a chiederti: di cosa, esattamente, ho paura? Spesso la risposta è più piccola e più gestibile di quanto sembri quando è ancora nebulosa.
E poi — un passo. Solo il primo.
“Un passo dopo l’altro cresciamo questo seme. C’è ancora molta strada, ma la faremo insieme.”
Insieme a chi? Alla tua paura, che a quel punto smette di essere un nemico. A chi ti sta accanto. E a te stessa, che — già solo per essere arrivata fin qui — hai dimostrato di avere più coraggio di quanto pensi.
Abbi Coraggio è un albo illustrato di Britta Teckentrup, adatto ai bambini dai 3 anni in su. Lo consiglio anche agli adulti.
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