La paura non è il problema. Sei tu che non la conosci ancora.

Qualche settimana fa ho preso in mano un albo illustrato per bambini. Si chiama Abbi Coraggio, di Britta Teckentrup. L’ho preso in prestito dalla biblioteca del mio paese, per i miei bambini e poi mi sono ritrovata a rileggere da sola, sul divano, con la sensazione netta che non fosse stato scritto per loro.

Era stato scritto per me.

O meglio — per chiunque si trovi in quel momento in cui sente di dover fare un passo e non riesce a muovere i piedi.

Ci tengo veramente che tu possa leggere questo articolo fino alla fine, ti chiedo solo pochi minuti:

3–5 minuti

Quando la paura prende la forma di un orso

Britta Teckentrup descrive la paura con un’immagine bellissima e precisa:

“Mi stringe nel suo morso quest’ansia che ha la forma di un gigantesco orso.”

Sì. Esatto così.

Non è una sensazione vaga, la paura. È concreta, fisica, pesante. Occupa spazio. Ti circonda. E la cosa più frustrante è che non ti permette né di andare avanti né di tornare indietro:

“E’ buio questo posto, non so che cosa fare: restare qui non posso, ma non so dove andare.”

Se hai mai vissuto un momento di transizione — un cambio di lavoro, l’inizio di un progetto, una scelta che aspettava da troppo tempo — sai esattamente di cosa sto parlando. Quel posto buio non è debolezza. È semplicemente il confine tra quello che conosci e quello che non conosci ancora.

Il problema non è stare in quel posto. Il problema è pensare che qualcosa non vada in te perché ci sei finita.

Il labirinto che costruiamo da soli

C’è un verso nel testo che mi ha colpita più degli altri:

“Davanti a me c’è il grigio sfocato e indistinto. Non trovo più la strada in questo labirinto.”

Il labirinto. Non la montagna, non il muro — il labirinto. Perché la paura non ci blocca davanti a un ostacolo netto: ci fa girare in tondo, ci confonde, ci fa perdere il senso della direzione. E più corriamo per uscirne, più ci perdiamo:

“Annaspo, farfuglio, barcollo, oscillo… indugio, tentenno, arranco, vacillo.”

Quell’elenco di verbi mi ha fatto ridere, e poi mi ha fatto riflettere. Quante volte ci siamo sentite esattamente così? Non bloccate del tutto, ma in un movimento caotico e improduttivo, senza direzione.

Corriamo. Ma non sappiamo dove stiamo andando. Consumiamo energia.

La svolta non è eliminare la paura

Ecco la parte che cambia tutto — e che, onestamente, nessuno ti dice quando parla di coraggio.

Nel racconto, la voce che aiuta la protagonista non dice “la paura non esiste” o “non devi sentirla”. Dice qualcosa di molto più saggio:

“Fidarsi di sé stessi fa crescere il coraggio. È come un grande faro: cammina nel suo raggio.”

Il coraggio non è l’assenza di paura. È la capacità di muoversi nonostante lei. È imparare a riconoscerla, darle un nome, e poi — ed è qui che il testo diventa davvero potente — tenerla per mano.

“Se ho la mia paura al fianco come amica sono forte e ho coraggio, non sento la fatica. La mia paura ha un nome, la tengo per la mano. Danziamo insieme, e in due andremo più lontano.”

Danzare con la paura. Non combatterla, non sconfiggerla — danzarci insieme.

Cosa significa nella pratica

Se sei in un momento di transizione — stai costruendo qualcosa di tuo, stai cambiando direzione, stai per fare un passo che ti spaventa — ti chiedo di fermarti un secondo.

La paura che senti non è un segnale che stai sbagliando. È un segnale che stai facendo qualcosa che conta.

Le cose che non ci spaventano per niente sono, di solito, quelle in cui non stiamo rischiando nulla. E senza rischio non c’è crescita, non c’è cambiamento, non c’è nessuna versione nuova di te che può emergere.

Darle un nome aiuta. Davvero. Invece di “ho paura”, prova a chiederti: di cosa, esattamente, ho paura? Spesso la risposta è più piccola e più gestibile di quanto sembri quando è ancora nebulosa.

E poi — un passo. Solo il primo.

“Un passo dopo l’altro cresciamo questo seme. C’è ancora molta strada, ma la faremo insieme.”

Insieme a chi? Alla tua paura, che a quel punto smette di essere un nemico. A chi ti sta accanto. E a te stessa, che — già solo per essere arrivata fin qui — hai dimostrato di avere più coraggio di quanto pensi.


Abbi Coraggio è un albo illustrato di Britta Teckentrup, adatto ai bambini dai 3 anni in su. Lo consiglio anche agli adulti.

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Francesca Piepoli - Professional Organizer

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