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Basi dell'organizzazione

Organizzato vs Ordinato pt.2

Ve lo avevo promesso, ed eccomi qui ad auto-denunciare la mia organizzazione, o meglio, la mia dis-organizzazione.

Vi avevo lasciato, nel post precedente (potete leggerlo qui: organizzato-vs-ordinato), con un po’ di suspense, perché vi ho raccontato che l’organizzazione della mia dispensa deve in qualche modo essere rivista.

Il segreto della sostenibilità

Prima di raccontarvi brevemente l’aneddoto che mi ha fatto tanto riflettere, vi parlo del concetto di sostenibilità. In questo caso, ovviamente, non legata alla sostenibilità ambientale, ma al concetto che si riferisce a un approccio che consente di proseguire nel tempo senza esaurire le risorse o compromettere il benessere. Per adesso, teniamo buona questa definizione; avremo tempo per approfondirla. Ma, in maniera semplice, capita spesso di trovare utile una soluzione che nel tempo mi appesantisce, perché ciò che era utile, fattibile e comodo in un determinato momento della mia vita non lo è più in un altro. Da una parte, perché per fortuna le situazioni e i bisogni variano al mutare delle condizioni della vita; dall’altra, perché non è detto che la scelta iniziale risulti sostenibile a lungo termine.

In sostanza, anche quando parliamo di organizzazione dobbiamo sviluppare comportamenti che possano essere mantenuti nel tempo, promuovendo un benessere duraturo senza compromettere le risorse disponibili.

Dopo questo preambolo, vi racconto l’aneddoto che mi ha fatto riflettere tantissimo sull’organizzazione, sull’ordine e sulla sostenibilità.

Cosa si nasconde nella mia dispensa

Per la cena della vigilia di Natale, avevo pianificato con una mia cara amica (Ciao Vale!) di cucinare moscardini al sugo con la polenta. Il menù lo avevamo stabilito per tempo; la mia amica si sarebbe occupata dei moscardini e io della polenta.

Nel momento in cui ho stilato la lista della spesa, ho chiesto supporto a mio marito perché ero molto stanca e avevo bisogno di aiuto. Gli ho chiesto: “Per favore, guarda nella dispensa, c’è una scatola trasparente con della polenta, la vedi? È dietro alle altre. Se è piena, non la compro.” E confermo, la scatola era piena!

La sera della vigilia, ho iniziato la cottura della polenta, non instantanea, di quelle che devono cuocere per 40 minuti e tanta pazienza. Alla fine della cottura, l’assaggio e la rivelazione… non era polenta, ma cous cous!

So che ora potreste invadermi con mille domande e sentenze, ma la stanchezza e una cattiva organizzazione hanno tirato un tiro mancino.

Perché vi racconto questo? Perché in casa io sono tremenda! Tempo fa avevo trovato la bella soluzione di organizzare tutto in comode scatole, effettivamente esteticamente molto belle e ordinate. Ma essendo molto pigra, non ho mai pensato, se non raramente (e di qui la riflessione sulla sostenibilità), di ritagliare le istruzioni di cottura o ancora di trascrivere il nome del contenuto sulla scatola.

In conclusione, la mia esperienza con la polenta e il cous cous ha aperto gli occhi su quanto sia cruciale rivedere e adattare continuamente le nostre strategie di organizzazione. La sostenibilità, in questo contesto, non si limita solo all’ambiente, ma si estende anche a come gestiamo le nostre risorse quotidiane. È fondamentale trovare un equilibrio tra estetica e funzionalità, creando soluzioni che rispondano alle nostre esigenze nel tempo. D’ora in poi, mi impegnerò a rendere la mia dispensa non solo bella e ordinata, ma anche pratica e facilmente comprensibile. In fondo, un’organizzazione efficace non è solo una questione di ordine, ma un modo per promuovere il benessere e la serenità nella vita di tutti i giorni.

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